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Lo smartphone di domani, oltre il notch

In principio fu l’iPhone X. Anzi no, in principio fu l’Essential Phone, anche se in molti lo hanno scordato. Il primo dispositivo a introdurre a livello commerciale il concetto di notch è stato quello realizzato dal team di Andy Rubin, uno dei padri di Android, sebbene la presenza di un alloggiamento nel display per ospitare lo speaker e la fotocamera frontale sia oggi immediatamente associata al melafonino di ultima generazione.

Una caratteristica che consente di offrire display dalle ampie diagonali senza incidere sulle dimensioni complessive del dispositivo, che però non tutti apprezzano. Piaccia o meno, il notch sembra comunque destinato a restare in circolazione ancora per parecchio tempo, almeno finché non si troverà il modo di far scomparire quelle due componenti dalla superficie anteriore. È presente su tutti i top di gamma di questa stagione, ad eccezione di quelli Samsung.

Come ce ne libereremo? Alcuni produttori hanno provato a immaginarlo e sono già al lavoro per farlo. È il caso di Lenovo, che con il concept Z5 parzialmente mostrato da alcune immagini teaser sembra puntare dritto in questa direzione. Non è dato a sapere nel dettaglio come si otterrà un simile risultato, ma il produttore assicura un screen-to-body-ratio pari al 95%, mentre oggi si arriva a superare di poco il 91%. Ciò sarà reso possibile dall’impiego di quattro significative innovazioni tecnologiche e ben 18 sistemi brevettati, tutti al momento non meglio precisati.

Attualmente il limite è fisico: ci sono componenti che devono necessariamente trovare posto sulla parte anteriore dei dispositivi. Se il lettore di impronte digitali non è più un problema – in molti l’hanno spostato sul retro o addirittura sotto lo schermo come nel caso del Vivo X20 Plus UD – lo stesso non si può dire per la fotocamera frontale, l’altoparlante che riproduce l’audio delle chiamate e il sensore di prossimità.

Sempre Vivo ha mostrato con il suo concept Apex un modulo fotografico per i selfie che compare e scompare all’occorrenza come una sorta di pop-up, nascosto nel bordo superiore. Per la gestione delle telefonate è invece possibile immaginare il ricorso a una tecnologia che sfrutta la superficie dello schermo al fine di emettere il sonoro, un po’ come fatto da Sony con i suoi televisori dotati di schermo Acoustic Surface. Ipotizziamo poi che a qualche ingegnere, in qualche remoto laboratorio, sia passata per la testa l’idea di eliminare alla radice il “problema” dello speaker togliendolo letteralmente di mezzo, costringendo gli utenti all’impiego di auricolari wireless. Dopotutto, chi avrebbe pensato solo pochi anni fa di veder scomparire il jack da 3,5 mm in nome del design?



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