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PI: AIE e Confindustria contro Di Maio: si tuteli l’innovazione

A poche ore di distanza dalle dichiarazioni di Di Maio contro la riforma europea del copyright, ecco arrivare congiuntamente gli attacchi dell’Associazione Italiana Editori e di Confindustria Cultura Italia: un attacco frontale tanto nei confronti del ministro, quanto nei confronti della presa di posizione promessa per il Governo italiano nei confronti dell’ipotetica direttiva europea.

Sia chiaro: non si tratta di prese di posizioni che stupiscono, anzi. I fronti si contrappongono da tempo su questo tema ed i rapporti tra le parti non sono mai cambiati negli ultimi anni. A cambiare sono semmai (in parte) i protagonisti e (radicalmente, in senso evolutivo) il contesto. È dunque questo il contesto nel quale vengono a maturare le dichiarazioni anzitutto di Ricardo Franco Levi, Presidente AIE, il quale, coerentemente con una scuola di pensiero portata avanti fin dai tempi della discusso ROC (Registro degli Operatori della Comunicazione), spiega:

Siamo stupiti dalle dichiarazioni del Ministro e Vice Presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, sulla Direttiva europea sul diritto d’autore. Non possiamo credere che un governo del cambiamento possa essere contrario all’innovazione anche in questa materia. Ci sembra contraddittorio conservare uno status quo che favorisce le grandi imprese del web a scapito degli autori e degli editori del nostro paese. Il diritto d’autore è un diritto fondamentale per le persone, è la base della libertà degli autori e della loro indipendenza economica dai potenti. E lo è anche per gli editori e per le centinaia di migliaia di persone che lavorano nelle industrie creative nel nostro Paese. Pensare che ciò non debba valere sul web non è molto diverso dal pensare che i ragazzi che consegnano cibo su un motorino non debbano avere diritti né un’assicurazione contro gli infortuni. Da questa contraddizione, e dalla ripetuta disponibilità all’ascolto che il governo ha dichiarato in questi giorni, siamo fiduciosi che un dialogo con le industrie creative del Paese possa portare a un superamento dell’equivoco

Ma di equivoco potrebbe non trattarsi ed in questo la lettera aperta ad Antonio Tajani di alcuni giorni or sono è chiara: in discussione non c’è l’istituto del copyright, ma le modalità attraverso le quali si intende tutelarlo. Non sembra esserci alcuno equivoco, quindi, e dietro le parole formali di Ricardo Franco Levi sembra ergersi il medesimo muro di contrapposizione che negli anni ha messo le parti una contro l’altra più e più volte.

Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura Italia, rincara la dose: “Abbiamo letto con profondo stupore e preoccupazione le dichiarazioni del Ministro e Vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio. Se fossero confermate, e ci auguriamo vivamente di no si tratterebbe di un attacco al cuore dell’Industria italiana dei contenuti culturali e più in generale alla tutela della proprietà intellettuale, su cui l’Italia è da sempre paladina e convinta sostenitrice, avendo firmato numerosi Trattati Internazionali in materia. Opporsi alla Direttiva UE sul copyright significa stare dalla parte delle multinazionali del web, gli OTT che, grazie anche alla loro pressante lobby, hanno costruito un impero e monopoli sull’utilizzo improprio di contenuti altrui”. Dietro l’iniziale “se confermate” c’è un invito alla ritrattazione, poiché le dichiarazioni non sono certo in dubbio: chiunque abbia seguito la diretta streaming dell’evento Internet Day 2018 le ha potute udire direttamente dal ministro Di Maio. Continua Polillo: “Spiace che il popolo della creatività, gli artisti, i talenti italiani, i lavoratori delle imprese produttrici di contenuti culturali, vengano trattati diversamente rispetto ad altri settori produttivi, su cui il Ministro dello Sviluppo e del Lavoro, in queste primi giorni del Governo del Cambiamento, si è impegnato fortemente per trovare soluzioni e risposte concrete”.

Confindustria Cultura Italia chiede quindi un urgente incontro con il Ministro per portare avanti le proprie idee sul tema. L’urgenza è dettata da aspetti contingenti: il voto sui famigerati articoli 11 e 13 è ormai prossimo, il Governo ha promesso battaglia al Parlamento Europeo e Confindustria intende opporsi rapidamente a questo tipo di premessa.

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