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Cazorla, calvario finito: “Ci sono parti di me in posti in cui non dovrebbero essere”

Suo figlio gli ha dato la forza per andare avanti, sua moglie il sorriso per affrontare i momenti no. Una parola: famiglia. Uno scudo contro i fendenti della vita e degli infortuni. Santi Cazorla, il 18 agosto contro la Real Sociedad, è tornato a giocare una gara ufficiale dopo 668 giorni di calvario, in “cui non riusciva neanche a correre”. O a calciare il pallone. Tutta colpa di un’infezione batterica che gli “ha mangiato parte della caviglia destra”. Ricostruita, poi, grazie a un trapianto di pelle dal braccio, dove prima c’era un tatuaggio: “Sono come un puzzle – scherza Santi, ricordando quei momenti – ci sono parti di me in posti in cui non dovrebbero esserci”. Un calvario sofferto, iniziato ai tempi dell’Arsenal, dove ha pensato di mollare. Attraverso un’intervista al Daily Mail, il centrocampista ripercorre tutti quei momenti no. Ora sorride, ha ritrovato il campo, il Villarreal gli ha ridato la luce: “Ho combattuto per tutto questo e ora devo sfruttarlo al meglio!”. La Spagna è di nuovo la sua casa. 

“Il mio osso come plastilina, potevo affondare il dito”.

Dettagli da horror, va detto. Sul Daily Mail ci sono tutte le foto, rimaste sul cellulare di Santi dopo i tanti interventi. Momento, quanti? Undici. Un’infinita di operazioni al piede destro che l’hanno tenuto fermo per 21 mesi: “Era come se il mio osso fosse diventato di plastilina, l’infezione l’aveva quasi mangiato. Ho perso 10 centimetri di tendine, sembrava orrendo, ma i medici mi dissero che poteva anche andare peggio”. Cazorla racconta l’operazione: “Hanno preso parte della pelle sulla coscia e me l’hanno mesa nel braccio. Questo per coprire l’arteria, perché dovevano prendermi la pelle dal braccio per mettermela sul piede. Così mi hanno fatto un tendine nuovo”. Santi non punta il dito contro nessuno: “Il primo a dare la colpa a me stesso sono io, perché ho deciso io chi mi doveva operarmi. Sarei dovuto venire in Spagna dal primo giorno, non posso incolpare nessuno”.



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